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Oggi come allora il Cremissa era ed è  il “vino ufficiale delle Olimpiadi” e probabilmente è stato il primo esempio di sponsor secondo l’attuale definizione. Lo stesso Milone di Crotone, vincitore di ben sei olimpiadi, pare fosse un grande estimatore di questo vino che per tradizione veniva offerto agli atleti che tornavano vincitori dalle gare olimpiche.

La tradizione è stata riportata in auge, anche e sopratutto per rilanciare l’immagine del Cirò che si era andata un pò offuscando negli ultimi tempi, alle Olimpiadi di Città del Messico  nel 1968 e Atene 2004,  dove tutti gli atleti partecipanti hanno avuto la possibilità di gustare il Cirò come vino ufficiale.

Con la decadenza della Magna Grecia la coltivazione della vite subì un notevole tracollo e perse tutta l’importanza che aveva raggiunto.

Probabilmente, però, la fase di maggiore crisi, che allo stato attuale potremmo definire brillantemente superata, la viticoltura calabrese la subì nell’Ottocento quando l’arrivo della fillossera causò la decimazione dei vigneti e la quasi scomparsa delle coltivazioni.

In questi ultimi anni il Cirò, sopratutto nella tipologia Rosso, Bianco e Rosato, sta riacquistando la sua antica grandezza anche per merito di numerose aziende che hanno saputo rinnovarsi, pur non rinnegando la tradizione, sia per quanto riguarda i vitigni veri e propri che per le tecniche di vinificazione.

Grazie alle tre versioni di Cirò che i vitigni offrono ai palati più esigenti e non solo, questo vino ben si sposa con ogni tipo di piatto: rosso e rosato vengono solitamente abbinati ai piatti di carne, mentre per il bianco è immancabile l’accostamento con i piatti a base di pesce e i dolci della tradizione.

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